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Dieta povera

diario alimentare

È la dieta povera l’elisir di lunga (e sana) vita?

La vera domanda – dice Luigi Fontana, professore all’Università di Salerno e alla Washington University di St.Louis – è questa:
è possibile vivere una lunga vita senza ammalarsi?
Chi non è uno scienziato può tradurla così: si può morire in tarda età ma sani?
La risposta è sì.

E la formula si chiama «restrizione calorica».

Professore, come la spiegherà al meeting di Venezia?
«La restrizione calorica – che non significa malnutrizione! – è l’intervento più potente per allungare la durata della vita. Ci sono dati schiaccianti, almeno nei modelli sperimentali». In pratica? «Se a un topo di laboratorio si riduce l’introito calorico del 3040%, l’animale vive fino al 50% in più: è come se la nostra esistenza si allungasse a 140-150 anni. Il fatto straordinario è che le cavie sono più sane e hanno una riduzione di tutte le patologie, dal diabete alle malattie cardiovascolari, fino al cancro».

E quindi perché si muore?
«Semplicemente perché il cuore smette di battere». Lei sostiene che queste scoperte hanno un doppio aspetto: sia biologico sia economico­sociale. «In Italia il 21% delle persone ha oltre 65 anni e con il Giappone siamo una delle popolazioni più anziane. E tra 10 anni saliremo al 33%. L’80% di questi ultrasessantacinquenni ha una malattia cronica e il 50% ne ha due o più, come disturbi cardiovascolari, tumori, diabete, demenza. E’ una situazione insostenibile, se si pensa che già oggi quasi l’8% del prodotto interno lordo viene speso per la Sanità».

Come si può rimediare?
«Ridisegnando le politiche sanitarie in modo che si arrivi a 70 anni in buona salute, visto che si dovrà lavorare almeno fino a quell’età. Oggi il sistema è curativo: si va dal medico quando si sta male. Ma così non può più funzionare. Se ne deve affiancare un altro – di tipo preventivo in cui si insegnino comportamenti alimentari e stili di vita sani e corretti». Anche con la coercizione? « No. Basta l’insegnamento. Perché la gente fa poco esercizio e non sa mangiare. Apre il frigorifero e si nutre con gli stessi cibi a cui è stata abituata da genitori e amici. Ecco perché bisogna creare strutture dedicate in cui imparare come e cosa fare: ci vuole una nuova concezione della medicina».

In cosa consiste esattamente la restrizione calorica?
«Nel mangiare cibi ricchi di nutrienti, ma poveri di calorie vuote: si dovrebbe adottare una dieta mediterranea, ma un po’ più sofisticata, in cui a piccole dosi di latticini e carne magra si affiancano grandi varietà di verdure e frutta, eliminando i dolciumi e aggiungendo pesce, cereali integrali, legumi, noci e semi».

E che cosa si ottiene?
«Gli individui che la seguono, e che fanno un adeguato esercizio fisico, presentano un profilo cardiovascolare fantastico. A 70-80 anni hanno la pressione di un ragazzo, mentre il 90% degli italiani sopra i 50 anni ha già una preipertensione e il 50% è iperteso. Chi comincia la restrizione calorica in giovane età, invece, riduce il rischio di infarto del miocardio e di ictus – le prime due cause di morte – pressoché a zero. Anche il rischio cancro è basso, sebbene al momento non siano ancora disponibili marcatori chiari che permettano di elaborare previsioni per ognuno».

C’è un modello a cui ispirarsi?
«Purtroppo no. In auge c’è ancora quello tradizionale, in Italia come negli Usa».

E come lo si può inventare?
«Si deve ridisegnare il sistema sanitario e universitario, seguendo un approccio multidisciplinare, in cui la missione sarà quella di sviluppare ricerche e iniziative legate alla promozione della salute dell’individuo e della tutela dell’ambiente, oltre che dello sviluppo ecosostenibile».

E l’inquinamento?
«Abbiamo già disponibili molte delle conoscenze che permetterebbero una vita sana in un mondo pulito, ma una visione riduzionistica e arretrata ha impedito finora lo sviluppo di tutte queste opportunità».

L’Italia potrebbe davvero conquistare la leadership nella lotta all’invecchiamento?
«Dobbiamo chiederci se vogliamo diventare un’altra Cina o se concentrarci sulle attività scientifiche, industriali e di servizio legate alla salute. Sono un mercato e un business gigantesco».

Luigi Fontana Geriatra

 

RUOLO : È PROFESSORE DI MEDICINA ALLA WASHINGTON UNIVERSITY DI ST. LOUIS (USA) E ALL’UNIVERSITÀ DI SALERNO IL SITO : HTTP://GERIATRICS.IM.WUSTL. EDU/FACULTY/FONTANA.HTML

Fonte: La Stampa

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Le foglie di olivo (Olea europaea), si stanno guadagnando il riconoscimento come un potente difensore contro molte malattie e numerosi studi scientifici sono stati condotti per indagare gli estratti e proprietà benefiche. Tra i benefici segnalati dall’infuso di foglie di olivo o estratto, c’è quello di abbassare la pressione sanguigna – ipertensione – sostenere il sistema cardiovascolare e il sistema immunitario. Le foglie di olivo forniscono composti vegetali altamente essenziali con antiossidanti polifenolici naturali.

Proprietà distintive dell’infuso di foglie di olivo

Secondo i risultati di studi di laboratorio, l’estratto o infuso di foglie di olivo è efficace nella lotta contro i microrganismi come batteri, funghi, virus e protozoi, tra gli altri che causano numerose malattie. L’estratto di foglie di ulivo ha:

• La capacità di ostacolare la produzione di aminoacidi necessari per i virus di prosperare

• La capacità di aiutare nella gestione infettività dovuti a virus di causare questo microrganismo a diventare dormienti o di ostacolare il successo riproduttivo, lasciando la cella senza lisi, o l’assemblaggio del virus all’interno delle cellule ospiti a livello della membrana cellulare

• La capacità di rompere direttamente attraverso cellule infette e sradicare la riproduzione virale

• Prevenire fagocitosi o ingestione di cellule nocive e sostanze estranee nel corpo

In pratica più di 100 benefici naturali per la tua salute!

All’interno dell’infuso di foglie di olivo trovi centinaia di molecole utili all’organismo, infatti è considerato un rimedio naturale, vediamo assieme le cinque più approfondite, studiate e utilizzate nel corso degli anni.

L’elemento più interessante e particolare delle foglie di olivo, trasformato poi in infuso, c’è l’ Oleuropeina. essa apporta molti benefici; è utile contro la produzione di cellule grasse nel midollo osseo quindi lascia spazio alla produzione di calcio prevenendo l’osteoporosi, è considerata una sostanza nutraceutica in quanto è stato evidenziato un effetto positivo contro le cellule tumorali leucemiche. L’infuso di foglie di olivo contiene anche il tirosolo, l’acido elenolico, la rutina, l’acido oleanolico, sostanze che agiscono e apportano benefici a 360° nel nostro organismo.

Ma torniamo all’ipertensione arteriosa.

Sono molti i soggetti che ne soffrono, è una malattia estremamente comune nei paesi industrializzati, la fitta presenza nei paesi più ricchi lascia dedurre che le cause eziopatologiche di maggior impatto siano di natura AMBIENTALE (stile di vita, alimenti, bevande, livello di attività fisica, indice di massa corporea, distribuzione del grasso corporeo, ecc.), eventualmente aggravate da predisposizioni familiari o di natura genetica.

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